La paura di PARLARE

di Giombi Margherita (ins. sostegno) e
Nicoletti Antonello (educatore)

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Si è lavorato su un caso di mutismo selettivo, disturbo caratterizzato dall'incapacità del bimbo, preso da ansia e da fobia sociale, di parlare fuori dell'ambito familiare.
L'aula è stata trasformata in un luogo dove la socializzazione diventa un elemento fondante della comunicazione, per dare alla bambina altri strumenti volti a liberare la forte voglia di comunicare, insabbiata della sua patologia.
Si è passati dalla comunicazione corporea alla tecnologia attraverso le immagini.

Ci siamo trovati di fronte ad una bambina impenetrabile, che spaventata, sbirciava il mondo da una finestra socchiusa. Aveva bisogno di mezzi che l'aiutassero a trovare il coraggio per uscir fuori , gradualmente, senza farsi scoprire troppo.

Spesso è l'ignoranza a generare la paura. La bambina è stata presa per mano e accompagnata nell'esplorazione di quest'isola ancora selvaggia, piena di pericoli. Abbiamo cercato di far avvicinare la bimba all'ambiente e l'ambiente alla bimba, richiedendo ad entrambi il coraggio di aprirsi, di modificarsi un po' perché s'incuriosissero l'uno dell'altro. Dopo aver fatto tanta strada assieme, si è scoperta un'isola più verde, dov'è nata la voglia di trovare “un modo di dirsi le cose”. E' stato naturale partire dai gesti e dal corpo . Ci siamo divertiti! Ne abbiamo ampliato la gamma raccogliendoli anche in un album di foto, affinché potessero essere accessibili sia alla classe sia alla bambina. Si è aperto un mondo nuovo! Allora via, altre immagini attraverso le quali con un dito ci ha “parlato” di tante cose.

Avevamo tutti voglia di sentirla, e lei di farsi ascoltare, ma che paura! Idea! Registrare la sua voce a casa per portarla a scuola! I bimbi possono ora percepire che parla! Lei è timidamente orgogliosa di aver superato un grosso ostacolo. Poi ci viene in aiuto la tecnologia: il comunicatore, allegato2 un registratore un po' speciale, che attraverso semplici tasti, ognuno dei quali contenente un messaggio diverso, ci permette di passare dall'ascolto all'azione e/o relazione e quindi all'interazione con la sua voce ma in modo indiretto.

Giocare con il comunicatore l'ha aiutata a capire che le sue parole sono belle per tutti.

Attraverso un percorso ludico fatto da soffi sulle candeline, fischi, colpi di tosse ecc si è lasciata guidare fino a sussurrare all'orecchio degli amici.

Ora dobbiamo solo “ alzare il volume ”, giocando a “Parlo con le WinX”

un'altra macchina ci aiuterà, il “ vociometro allegato3, che ha tante lucine che ci dicono quanto parliamo forte.

Progetto e fasi: allegato.Pdf